Tra il 2007 e il 2013 eni ha ridotto i volumi di gas associato inviati a flaring del 65%. Al 2013 i volumi di gas associato bruciato in torcia sono ripartiti sostanzialmente in tre Paesi: Nigeria (34% del totale),Congo (23%) e Libia (32%). È in questi Paesi che eni ha concentrato i maggiori sforzi per avviare progetti di riduzione del flaring: in Nigeria dal 2007 al 2013 è stato ridotto il flaring di oltre il 73%, grazie anche a due importanti progetti conclusisi nel biennio 2012-2013, e si prevede entro il 2017 l’avvio di 5 importanti iniziative che porteranno al riutilizzo pressoché totale del gas associato prodotto. In Congo il progetto flaring down di M’Boundi è stato completato nel marzo 2014 portando il campo alla condizione di zero flaring. eni persegue l’obiettivo dello “zero gas flaring” investendo in nuovi progetti di flaring down nei campi attualmente in produzione. Tuttavia tale target al 2017 non sarà raggiungibile principalmente a causa del difficile contesto socio politico in Libia e in Nigeria. Entro tale anno comunque eni intende raggiungere un livello di riduzione di oltre l’80% dei volumi bruciati in torcia rispetto ai valori del 2007. Riguardo alle azioni di medio-lungo termine, l’uso del gas naturale è centrale per raggiungere gli obiettivi di una società “low carbon”. eni è leader nella vendita del gas naturale in Europa, e vanta numerosi successi esplorativi relativamente a nuovi giacimenti a gas come le recenti scoperte giant in Mozambico. eni utilizza il gas naturale per alimentare i propri impianti termoelettrici, che vantano fattori di emissione inferiori alle medie di settore europea e nazionale. Nel prossimo futuro è possibile ipotizzare nuove opportunità di utilizzo per il gas nei trasporti (sia terrestri sia via mare), consentendo di sviluppare a pieno le potenzialità di questo combustibile a ridotto contenuto di carbonio.

-73%

gas inviato a flaring in Nigeria nel periodo 2007-2013

In un’ottica di lungo periodo, eni investe nella ricerca per superare i limiti attuali delle fonti rinnovabili. In particolare, nel 2013 è stata rinnovata l’alleanza strategica tra eni e il “Massachusetts Institute of Technology - USA”, collaborazione incentrata sullo sviluppo di nuove tecnologie a supporto del core business Oil&Gas – tra cui l’energia solare di nuova generazione – e sono proseguite le collaborazioni con il CNR e numerose università italiane.

eni inoltre ha già investito in tecnologie per la sostituzione di fonti fossili ove ambientalmente ed economicamente sostenibile. Esempi di questo approccio sono la bio-raffineria a Venezia che sarà avviata nel 2014 con tecnologia proprietaria eni – UOP, e l’impianto di chimica verde di Porto Torres che prevede la costruzione di una centrale elettrica da fonti rinnovabili, che utilizzerà gli scarti di biomassa non utilizzabili.

Nel lungo periodo, la riduzione degli impatti sul clima dei combustibili fossili potrà essere perseguita anche attraverso l’iniezione nel sottosuolo della CO2 su scala industriale. Per limitare i potenziali danni causati dall’aumento ed intensità di eventi climatici estremi si prevede l’implementazione di iniziative di adattamento ai cambiamenti climatici che, partendo da un’attenta valutazione dei principali fattori di rischio legati ai mutamenti climatici in atto, prevedano la definizione di idonee soluzioni di adattamento, anche attraverso sinergie tra settore pubblico e privato. I criteri utilizzati in fase di progettazione, soprattutto nelle regioni che potrebbero essere maggiormente soggette a mutamenti climatici, terranno in considerazione le variabili di intensità e frequenza di possibili eventi estremi.